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| Prodi: "dobbiamo lavorare meglio, non lavorare di più" |
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[26/3/2009] L’ex premier all’Aula magna di Economia, ha risposto alle dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
Dapprima ha scosso la testa lanciando un sorriso sornione, come a dire è una sciocchezza. Poi, al termine del seminario che lo ha visto impegnato nella nostra città per l’intera giornata di ieri, il professor Romano Prodi, messa da parte la sua tipica mimica gestuale, ha commentato le recenti dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi, che invitavano gli italiani a lavorare di più per uscire dalla crisi. «A Parma lavorate già abbastanza – ha detto l’ex capo del Governo davanti ai taccuini dei giornalisti – ma in Italia dovremmo solo cercare di lavorare tutti meglio». Sulla stessa lunghezza d’onda, pur usando parole diverse, anche il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Anna Maria Artoni: «Lavoriamo... bisogna rendere migliori le condizioni in cui si opera». Per il numero uno degli industriali emiliani-romagnoli servono nella nostra regione «più infrastrutture e maggior disponibilità di credito da parte degli istituti bancari. Dobbiamo tenere i motori delle nostre aziende accese, questo è l’unico modo per uscire vivi dalla crisi». «Confindustria – ha aggiunto l’Artoni – ha sempre parlato chiaro al governo: il sostegno creditizio alle imprese è fondamentale». Il presidente regionale, ha ripreso così a poche ore di distanza ciò che ha detto il suo leader nazionale Emma Marcegaglia: “ora le banche non hanno più alibi”. Perché, al di là degli appelli alla fiducia lanciati a piene mani durante il seminario organizzato all’Università di Parma, le imprese battono cassa. Il modello emiliano I dati di Unioncamere pubblicati solo due settimane fa, non sono dei migliori: il Pil del 2008 ha segnato un calo dello 0,4% e per il 2009 le previsioni sono del – 2,2%. Anche la nostra regione è in piena recessione, l’industria è al palo e nel terzo trimestre del 2008 la flessione del volume d’affari è stata pari al 1,4%. Le previsioni non lasciano spazi a dubbi, ma nonostante i numeri nella facoltà di economia la parola d’ordine sembra essere solo una: ottimismo, ottimismo e ottimismo. Certo, la Regione –Parma compresa – ha le spalle robuste, ci sono imprese d’eccellenza, prodotti di nicchia che ancora tirano, il modello del distretto emiliano – composto dalla media e piccola imprese ancora regge, ma se basterà tutto questo per evitare che la disoccupazione si aggravi, che aumenti il divario sociale e si incrementi ulteriormente la fascia di povertà è ancora tutto da vedere. Per ora l’uscita dalla crisi economica, prevista almeno nella sua fase più dura nel 2010, rimane un auspicio. Fondato, si spera, ma pur sempre una speranza. Tra gli intervenuti all’incontro uno dei pochi a non sprizzare entusiasmo è Stefano Landi, titolare della Landi spa, una media impresa reggiana che produce impianti a gas e gpl per il mercato automobilistico. «La crisi è grave e non sono affatto ottimista, occorre recuperare la capacità di spesa delle famiglie, bisogna puntare sull’innovazione e sulla formazione». Così Landi ha di colpo spezzato quel meraviglioso ottimismo che risuonava forte e rampante nell’aula stracolma di studenti. Innovazione e ricerca Questi i tre pilastri sui quali industriali e economisti hanno spinto. In attesa che diventino patrimonio allargato per ora a crederci è Gian Paolo Dallara, titolare dell’omonima impresa che sforna automobili da competizione. Forte dei numeri: oltre 700 dipendenti e 55 milioni di fatturato, l’ingegner Dallara è sicuro che in questo preciso momento bisogna puntare sugli investimenti nella ricerca. In parole povere si deve «puntare sulla qualità più che sull’aumento della capacità produttiva». L’innovazione e di conseguenza il collegamento impresa-università è stato il binomio portato a esempio da tutti. Per l’Artoni è un obbligo: «bisogna investire nella conoscenza». «La regione – ha spiegato il leader degli industriali- ha importanti centri di eccellenza, il numero di brevetti è in aumento non dobbiamo disperdere questo patrimonio». «Siamo -ha poi concluso l’Artoni un’area vasta che ha bisogno però di infrastrutture migliori». Prodi in cattedra E’ arrivato all’università insieme all’assessore ai trasporti Alfredo Peri. E al suo ingresso nell’aula magna il professore bolognese è accolto da un fragoroso applauso dagli oltre duecento studenti. Romano Prodi non li ha delusi. E’ brillante, regala battute e li tiene desti per circa una ventina di minuti. Cosa che a non tutti i docenti universitari riesce. Ma d’altronde il professore, invitato da Franco Mosconi, moderatore dell’incontro è lì per loro. Non certo per i giornalisti, con cui ha parlato giusto l’indispensabile. «Non siamo vicini alla catastrofe. E se non capita qualcosa di accidentale la fine del mondo non è vicina». Così Prodi che ha aggiunto: «dalla crisi si uscirà con il contributo dei paesi in via di sviluppo che hanno ancora bisogna del nostro export. In Italia, se si esclude Fiat, non abbiamo più grande imprese. Io quando andai in Cina come capo del governo mi portai dietro 580 imprenditori: è questa la nostra realtà, serve una politica adatta per il nostro paese». Inutile chiedergli se le scelte intraprese dall’attuale governo stanno andando in questa direzione. «Ho smesso di far politica», risponde secco il professore. [M.B]
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