Come funziona il drenaggio linfatico

La pratica del drenaggio linfatico consiste in una tecnica di massaggio ritmico effettuata con dolcezza il cui scopo è quello di promuovere e stimolare la circolazione della linfa nell’organismo. Ne parliamo con Villa Regina Arco, un punto di riferimento in Trentino e in tutta Italia per la riabilitazione estensiva e per la lungodegenza, con servizi offerti sia in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale che privatamente.

Perché scegliere il linfodrenaggio

A condizione che venga abbinata a una regolare attività fisica aerobica e a uno stile alimentare corretto, la manualità del drenaggio linfatico rappresenta la terapia naturale più efficace a cui si possa ricorrere per contrastare le alterazioni che riguardano il sistema linfatico: si pensi al linfedema, che costituisce una condizione patologica vera e propria, ma anche alla cellulite, che va annoverata nei disturbi correlati alla ritenzione idrica. Oggi il linfodrenaggio deve essere effettuato da fisioterapisti specializzati: la tecnica facilita l’espulsione dai tessuti dei liquidi linfatici e promuove la circolazione linfatica.

Il linfodrenaggio del braccio

Il drenaggio linfatico si può rendere necessario per gli arti superiori quando i pazienti sono stati privati dei linfonodi ascellari per una radioterapia o a causa di un tumore alla mammella. Nel momento in cui le stazioni linfonodali vengono eradicate, la linfa si blocca a livello del braccio: con il passare del tempo si può innescare la sindrome del braccio grosso. È molto importante, da questo punto di vista, svolgere una prevenzione adeguata. Sin dai primi tempi successivi alla linfoadenectomia sarebbe importante sottoporsi a cicli di linfodrenaggio: se è vero che i linfedemi non sono pericolosi, è altrettanto vero che possono diventare invalidanti se non vengono trattati in modo rapido, per esempio aumentando di dimensioni, limitando lo svolgimento di attività quotidiane o causando infiammazioni.

Il linfodrenaggio con bendaggio

Il linfodrenaggio con bendaggio è un accorgimento a cui si ricorre nei casi di maggior gravità dei linfedemi: i bendaggi elasto-compressivi sono realizzati a partire dalle teste metatarsali e raggiungono l’inguine o il ginocchio. Questo serve a impedire che l’edemi aumenti: nel caso in cui le bende siano sovrapposte in modo appropriato, la pressione che si applica agevola il ritorno venoso perché comprime le strutture muscolari. Il bendaggio – sempre che sia confezionato come si deve – è la tecnica migliore, tra quelle che possono essere abbinate al drenaggio linfatico, per ridurre gli edemi. D’altro canto, qualora venga realizzato in modo sbagliato, ci possono essere effetti collaterali anche gravi, tra i quali la trombosi venosa, le lesioni nervose o le ischemie cutanee. Da ciò si può intuire per quale motivo l’applicazione del bendaggio debba essere delegata unicamente a personale sanitario esperto e con una preparazione adeguata.

Che benefici si ricavano dal drenaggio linfatico

Il paziente già dopo la prima seduta si ritrova alle prese con una sensazione di leggerezza e di sollievo molto piacevole: la consistenza della cute migliora, così come quella dell’edema, e la diuresi aumenta. A mano a mano che il tempo passa, poi, i diametri si riducono in misura consistente.

Il disturbo del sistema linfatico nelle gambe

Gli arti inferiori sono la parte del corpo in cui il disturbo del sistema linfatico si concretizza in modo più evidente, sotto forma di linfedemi primari e secondari, di cuscinetti adiposi e di pelle a buccia di arancia. Anche la sensazione di gonfiore alle gambe e quella di pesantezza delle caviglie sono una conseguenza di tale disturbo. In tali circostanze si può intervenire con il linfodrenaggio in modo da agevolare il deflusso della circolazione linfatica. Il trattamento dura più o meno tre quarti d’ora, ed è preceduto dalla misurazione dei diametri delle parti su cui si deve intervenire.