Il DM 24.12.2015 e i criteri ambientali minimi

criteriambientaliI criteri ambientali minimi relativi all’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la gestione dei cantieri della pubblica amministrazione e per la costruzione, la ristrutturazione e la manutenzione di edifici sono definiti dal Decreto Ministeriale del 24 dicembre del 2015 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Tale decreto deve essere considerato nell’ambito del Piano d’Azione Nazionale sul Green Public Procurement che ha a che fare con la sostenibilità dei consumi della pubblica amministrazione dal punto di vista ambientale: lo scopo è quello di limitare gli impatti degli interventi di manutenzione, di ristrutturazione e di costruzione degli edifici sull’ambiente, e al contempo incrementare la quantità di appalti verdi.

Uno degli aspetti su cui si concentrano i criteri ambientali minimi è rappresentato dalla qualità dell’aria interna, che – come noto – può essere alterata dalla presenza più o meno consistente di muffe che rendono indispensabile il ricorso a un sistema antimuffa. L’Allegato 1 del decreto dedica un sottoparagrafo intero alla qualità dell’aria interna, trattando tra l’altro la questione del comfort termoigrometrico: la comparsa della muffa, infatti, può essere prevenuta in presenza di valori di umidità e di temperatura ideali. Le muffe, infatti, tendono a proliferare specialmente negli ambienti più umidi. Un altro aspetto a cui si fa riferimento è quello relativo all’illuminazione naturale: anche in questo caso c’entrano le muffe, che si sviluppano più di frequente nelle zone buie. Ecco spiegato il motivo per cui c’è bisogno di ambienti che siano sempre il più possibile illuminati.

Gli accorgimenti antimuffa suggeriti dalle norme

Tra i criteri ambientali minimi si parla anche di ventilazione meccanica controllata e di aerazione naturale, dal momento che la ventilazione è uno dei fattori che contribuiscono a impedire che nascano le muffe: infatti il ricambio di aria – al di là del fatto che sia di origine meccanica o naturale – permette di tenere l’umidità in eccesso alla larga, e in questo modo contrasta il depositarsi delle spore.

I criteri ambientali minimi che sono in vigorre allo stato attuale riguardano, comunque, molti altri aspetti, dalle apparecchiature elettroniche per gli uffici al verde pubblico, dagli arredi per gli interni ai veicoli, dall’arredo urbano ai tessili, dagli aspetti sociali negli appalti pubblici ai servizi energetici per gli edifici (vale a dire la climatizzazione e l’illuminazione), dagli ausili per l’incontinenza alla sanificazione per le strutture ospedaliere, dalla ristorazione collettiva alla carta, dalle derrate alimentari ai rifiuti urbani. E, ancora, si affrontano argomenti come la pulizia e i prodotti per l’igiene, l’illuminazione pubblica e l’edilizia.

Proprio nel campo dell’edilizia è molto importante prestare la massima attenzione a tutti gli accorgimenti che possono essere concepiti e messi in atto per favorire la qualità dell’aria interna: i sistemi antimuffa, quindi, ma anche tutto ciò che riguarda il comfort acustico. Nell’Allegato 1 del decreto ministeriale si parla, inoltre, di gas radon, delle emissioni dei materiali, dell’inquinamento elettromagnetico degli ambienti interni e dei dispositivi di protezione dalla luce del sole. Per vivere in serenità e in condizioni ottimali, insomma, il ricorso a prodotti antimuffa (come quelli che si possono trovare sul sito www.muffaway.it) è importante ma non sufficiente.