Category Archives: Economia

Notizie economiche e finanziarie.

Come lanciare la tua nuova rivista

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Hai stampato la tua nuova rivista e stai cercando qualche consiglio utile per lanciarla e per promuoverla? Se devi lanciare la tua nuova rivista, ovvero, promuoverla, come primo passo puoi creare un sito internet e cercare di ottenere un buon posizionamento su Google. Questo significa che gli utenti che cercheranno online la tua rivista la potranno trovare nei primi risultati. Altro passo è quello di creare una newsletter e una mailing list periodica e ricercare quanti più iscritti. In questo modo avrai lettori affezionati a cui potrai inviare gli ultimi aggiornamenti e tutte le novità. Puoi anche tentare con le campagne di email marketing. Anche i social sono fondamentali per lanciare la tua nuova rivista, puoi quindi creare una pagina Facebook ad essa dedicata. In questo modo potrai stare sempre in contatto con i tuoi lettori. C’è poi un altro passo da fare ed è quello di contattare le aziende di settore in grado di finanziare la tua rivista (così come i finanziamenti governativi) ed alla stessa stregua, creare una rete di distribuzione per promuovere e distribuire la rivista su tutto il territorio in maniera capillare.
Se devi lanciare e promuovere una rivista digitale, ti conviene iniziare con l’offrire una copia gratuita per un periodo di tempo. Devi anche trovare le parole chiave che i clienti stanno cercando, e possono anche essere delle frasi. Per convincere i lettori ad abbonarsi alla rivista digitale devi fare una descrizione accattivante del tuo prodotto. Devi anche incoraggiare le recensioni che hanno un enorme potere. Non devi nemmeno mai sottovalutare uno dei benefici dei contenuti digitali che è proprio quello di avere una linea diretta con i propri lettori. Quindi puoi sfruttare le notifiche push, ma tutto questo deve essere fatto senza infastidire il lettore. Se noti che questo metodo funziona, puoi integrarlo alla pubblicità di banner e link a pagamento, e poi potresti anche pensare, in futuro, di offrire anche la versione cartacea. Potrebbe essere davvero arrivato il momento del successo!

La sfida della stampa digitale

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La stampa digitale è un settore che continua a crescere e trasformarsi: dalla tipografia di un tempo, siamo passati alle tipografie digitali per arrivare alla stampa 3D, i cui sviluppi sono rapidi e sorprendenti. Secondo il think tank Ricoh la stampa diventerà un elemento centrale nel futuro dell’istruzione: sempre più scuole e università investono in programmi di digital fabrication e stampa 3D.

 

Questi sviluppi hanno investito in pieno il settore della tipografia tradizionale, che vive una fase di espansione ed evoluzione, con l’obiettivo di offrire ai clienti cataloghi di prodotti sempre più ampi e possibilità di personalizzazione un tempo impensabili.
Un esempio è rappresentato da HeliosGuzzi, storica tipografia milanese, attiva dal 1963: una vera autorità per tutti gli studenti alle prese con una tesi universitaria da rilegare, ad oggi HeliosGuzzi stampa e spedisce in tutt’Italia in 48 ore.

 

La tecnologia digitale è fondamentale per la tipografia moderna: esistono sistemi informatici capaci di rendere la produzione più veloce, di assistere i clienti nella stampa da remoto e perfino di verificare i file di stampa; sta ai tipografi cogliere quest’occasione di rinnovamento ed evoluzione. Proprio grazie alla tecnologia digitale HeliosGuzzi riesce ad offrire un catalogo a tuttotondo, che comprende la classica carta stampata ma anche i supporti per l’esposizione fieristica, come banner e roll-up; si può stampare tutto comodamente da casa, grazie ad un software all’avanguardia che guida il cliente nella selezione e nella personalizzazione del prodotto.

 

Si tratta di un’occasione che aziende e clienti finali non dovrebbero lasciarsi sfuggire: per gli imprenditori significa aggredire un mercato dinamico e caratterizzato da una domanda sempre crescente; per i clienti, selezionare con cura una tipografia digitale di fiducia significa avere prodotti di alta qualità con prezzi fino al 40% più bassi di quelli che potrebbe offrire una tipografia tradizionale (sulle piccole tirature), in tempi rapidi e con un’assistenza clienti senza paragoni.

Incentivi auto elettriche, la situazione italiana

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Qual è la situazione in Italia delle auto elettriche e dei veicoli ibridi? In attesa di scoprire se si verificherà una transizione graduale verso sistemi di trasporto improntati all’ecosostenibilità, si può fare riferimento alle indicazioni contenute nel contratto di governo che è stato presentato il mese scorso dalla Lega di Matteo Salvini e dal Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio per avere un’idea dello scenario del momento. Il contratto, basato su circa 60 pagine in cui sono riportate tutte le voci che i due schieramenti vorranno affrontare nel corso della legislatura, è una sorta di documento programmatico in cui è presente anche una sezione dedicata ai trasporti.

Il contratto di governo

Si deve concentrare l’attenzione, in particolare, sul punto 27, con il titolo “Trasporti, infrastrutture e telecomunicazioni”: è qui che si parla di mobilità nel nostro Paese, e stando a ciò che si può leggere è facile ipotizzare un giro di vite sul tema dei mezzi di trasporto. Al momento l’Italia è decisamente arretrata rispetto al resto d’Europa per ciò che concerne i sistemi di propulsione eco-friendly, e le prospettive del contratto di governo possono fornire degli spunti di valutazione. Non sarebbe corretto parlare di un piano definitivo ma di proposte, o comunque linee guida grazie a cui il Belpaese si avvicina, sia dal punto di vista amministrativo che dal punto di vista politico, a una svolta green in materia di circolazione.

Un milione di auto elettriche? 

Nel documento non vengono forniti numeri ufficiali, anche se prima del voto del 4 marzo Di Maio, in occasione di un’intervista, aveva parlato di un obiettivo per il 2020 di un milione di auto elettriche in circolazione. Un obiettivo che ovviamente non potrà mai essere realizzato – sarebbe stato sciocco crederci – anche se la linea è stata tracciata. Anche Virginia Raggi, il sindaco di Roma del M5S, ha parlato della messa al bando dei veicoli privati con alimentazione a gasolio nelle aree del centro della città a partire dal 2024, e in più ha messo in evidenza la necessità di accantonare i mezzi più inquinanti e quella di incentivi per l’acquisto di mezzi elettrificati.

La mobilità sostenibile

Tornando al contratto di governo, nel testo si evidenzia che a proposito di mobilità sostenibile occorre mettere in pratica un iter che abbia lo scopo di diminuire in maniera graduale il ricorso a veicoli a motore con alimentazione a benzina e a diesel (non solo a gasolio, insomma), in modo tale da contenere la quantità di veicoli inquinanti nel solco di quanto prospettato dall’accordo di Parigi. Quest’ultimo è stato sottoscritto nel dicembre del 2015 e prevede provvedimenti non vincolanti che saranno messi in atto a partire dal 2020, con una serie di progetti sul medio e sul lungo periodo per il contenimento del riscaldamento globale.

Sempre nel testo prodotto dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle, si sottolinea come priorietario l’impiego di strumenti finanziari finalizzati a incentivare l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi nuovi per vendere e rottamare i mezzi dotati di motore endotermico. In alternativa, si prospetta la possibilità di interventi di retrofit per i mezzi a combustione interna. Gli incentivi con Eviva rappresentano, oggi, una delle opportunità che è possibile cogliere a tale scopo.

Le auto elettriche e quelle ibride sono, dunque, al centro dell’attenzione del governo giallo-verde, mentre pare non siano stati menzionati i mezzi a metano e a gpl, che pure sono molto meno inquinanti rispetto a quelli a benzina. Si parla, comunque, di meccanismi premialiche dovrebbero invitare gli italiani a ricorrere a veicoli a basse emissioni di anidride carbonica e di monossido di azoto. Il tasso di riduzione dei prezzi delle vetture elettriche a livello internazionale sarà la base per gli aggiornamenti dei contributi che saranno erogati nel corso del tempo.

Come districarsi nel mondo del risparmio in Italia

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Alzi la mano chi entrando in una banca non si è mai sentito dire, più o meno apertamente, “o sottoscrivi i nostri prodotti o puoi anche andare via insieme ai tuoi soldi!”.

E sapete a quali prodotti fanno riferimento? In pole position abbiamo obbligazioni, fondi comuni di investimento o polizze assicurative, ovvero prodotti che non brillano per la tutela del consumatore. Perché diciamo questo? Entriamo brevemente nel merito di questi tre prodotti. Le obbligazioni sono un titolo di debito emesso da società o da enti pubblici che attribuisce al suo possessore, alla scadenza, il diritto al rimborso del capitale prestato all’emittente, più un interesse su tale somma, ma  non garantiscono il rimborso da parte delle banche se queste si dovessero trovare in difficoltà. I fondi di investimento sono uno strumento finanziario paragonabile a un grande salvadanaio dove confluiscono le risorse di piccoli e grandi risparmiatori che vengono gestite da una società di gestione degli investimenti: qui si ha come unica certezza il guadagno del collocatore senza sapere quasi mai dove vengono investiti i propri soldi. Dulcis in fundo, le polizze assicurative, che non sempre garantiscono il capitale versato, che oltretutto è decurtato da copiose commissioni iniziali.

Vi starete chiedendo perché allora vengano proposti con così tanta insistenza: una delle ragioni di questo comportamento è che la situazione di tassi a zero ha ridotto il loro margine di guadagno, che non è altro che la differenza tra i tassi applicati sui depositi e quelli applicati sui finanziamenti. Vengono quindi proposti investimenti sempre più complessi, che hanno un meccanismo di remunerazione legato a scommesse sull’andamento di indici, valute e panieri di titoli: sicuramente tra gli obiettivi non c’è quello di trasparenza nei confronti del cliente!

A questo punto la domanda sorge spontanea: esistono delle alternative che permettano al consumatore di difendersi dalle perdite del potere di acquisto del denaro? La risposta è sì: il Conto Deposito.

Forse non tutti sanno che i conti deposito sono uno strumento semplice, che può avere durata molto breve (anche pochi mesi), a basso rischio e non soggetto a fluttuazioni di prezzo di mercato: vengono infatti stabilite ex ante durata e remunerazione.

Inoltre, il Conto Deposito può essere aperto anche online e per lo più vanta l’assenza di costi: più precisamente l’unico costo da sostenere è quello imposto dallo Stato, mentre quelle di apertura e chiusura conto, così come quelle di prelievo e versamento e persino le penali per svincolo anticipato sono nella maggior parte dei casi nulle. Nel caso in cui non si ha dimestichezza con il web si può ricorrere all’aiuto di consulenti finanziari indipendenti che, senza conflitto d’interessi, possono consigliare il risparmiatore mostrandogli una completa panoramica del mercato del risparmio.

E dopo quello che si siamo detti non è difficile immaginare perché non troviamo il Conto Deposito nella Top Ten delle proposte delle banche! Non è infatti un prodotto molto remunerativo (per loro!) in periodi di bassi tassi di mercato.

Atto di rinuncia all’eredità: come fare?

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Atto notarile notaio a Roma

La legge consente di scegliere entro tre mesi se accettare i beni ereditati o fare un atto di rinuncia all’eredità (artt. 519 e segg. codice Civile). Questo perché insieme al patrimonio del defunto si ereditano anche i debiti, con il rischio di doverli pagare di tasca propria. Se i debiti sono superiori al patrimonio lasciato dal defunto, occorre rinunciare all’eredità in fretta.

L’atto di rinuncia all’eredità è una dichiarazione espressa e formale che può essere resa davanti:

  • a un Notaio a Roma tramite atto notarile,
  • oppure con una dichiarazione consegnata nella cancelleria del Tribunale del luogo ove il defunto aveva il domicilio e dunque dove si è aperta la successione.

Non è possibile rinunciare solo a una parte dell’eredità e accettare l’altra, è totale.

Dopo l’atto di rinuncia all’eredità, bisogna trovare un nuovo erede, e secondo la legge si può fare attraverso diversi sistemi alternativi.

Se c’è un testamento, è probabile che il testatore abbia indicato un sostituto, altrimenti si procede con la “rappresentazione”: se il primo erede designato è un figlio, fratello/sorella del defunto, l’eredità viene offerta ai discendenti di chi ha rinunciato. Anche questi ultimi possono scegliere se accettare o meno.

Quando non viene attuata neppure la rappresentazione, nel caso di più eredi designati, la legge prevede l’accrescimento della quota ereditaria del rinunziante a favore degli altri coeredi se almeno uno di essi ha accettato l’eredità.

Altro sistema per il notaio a Roma è l’individuazione dell’erede secondo le regole della successione legittima, che prevede una serie di possibilità alternative, dai parenti più prossimi fino ai più lontani.

In mancanza di altri possibili successori l’eredità viene attribuita allo Stato.

Tra accettare e rinunciare all’eredità c’è una terza opzione: l’accettazione con beneficio di inventario. Essa consente di rispondere dei debiti solo entro il valore dei beni ereditari. Va fatta entro 40 giorni, in caso contrario è considerato erede puro e semplice.

In caso di eredi minorenni, l’atto di rinuncia all’eredità, deve essere presentato da entrambi i genitori, mentre nel caso di eredi interdetti, inabilitati o minori, va richiesta dal tutore o dal genitore, previa richiesta di autorizzazione al Giudice Tutelare del luogo di residenza dell’erede.

Costo atto di rinuncia all’eredità a Roma

L’atto di rinuncia si può presentare davanti ad un qualsiasi notaio di Roma.

I costi della rinuncia sono i seguenti:

  • 16 euro per la marca da bollo da apporre sull’atto;
  • 200 euro per la tassa di registrazione, da versare all’Agenzia delle Entrate tramite modello F23.
  • parcella del notaio.

Assicurazioni: è boom delle polizze vita

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87575732Secondo quanto riportato dall’ANIA, cioè l’associazione nazionale tra le imprese assicuratrici, nel 2017 è cresciuto in Italia il mercato delle assicurazioni, in particolare quelle sulla vita. Inoltre, rispetto allo scorso anno, già nei primi due mesi del 2018 è stato registrato un aumento dei premi vita emessi e della produzione di polizze vita individuali. Stiamo quindi assistendo ad un vero e proprio boom. Cerchiamo pertanto di capire cos’è una polizza vita e perché è importante averla, come funziona e come attivarla, quali sono le varie tipologie.

Assicurazione sulla vita: di cosa si tratta?

Assicurazionivita.net specificano che questo tipo di polizza è un vero e proprio contratto che garantisce a chi lo contrae, e quindi al beneficiario, un rimborso in denaro nei seguenti casi: morte prematura, invalidità o grave malattia, situazioni di difficoltà economica. Appare chiaro, quindi, che una buona polizza vita è necessaria se si vuole garantire serenità e sicurezza sia ai propri familiari che a se stessi. Stipularla è altresì importante perché garantisce assistenza nel caso in cui ci si ritrovi ad affrontare delle ingenti spese mediche causate da una grave malattia o dalla perdita di autosufficienza. Inoltre, come già accennato, assicura un sostegno economico ai familiari nel caso in cui il contraente scompaia prematuramente. Solitamente, la polizza vita viene consigliata alle famiglie che vivono con un solo reddito e che hanno figli a carico non ancora indipendenti dal punto di vista economico, o che hanno un mutuo sulle spalle da pagare.

Polizza vita: come attivarla

Prima di avviare le pratiche per attivare una polizza vita, è bene prendere in considerazione alcuni elementi, come l’età del contraente, il capitale che si vuole assicurare, il tempo in cui verrà dilazionato il pagamento del premio e le varie modalità. Dopo aver ragionato bene su tutti questi aspetti, si potrà sottoscrivere il contratto con la compagnia assicurativa. All’interno dello stesso si potranno leggere tutte le informazioni riguardanti il tipo di polizza attivata, l’anagrafica e la durata totale dell’assicurazione. Prima di procedere alla fase finale, cioè alla firma, è indispensabile leggere bene ogni singolo rigo del contratto stesso per evitare di andare incontro a spiacevoli sorprese. Ovviamente, all’interno del contratto verrà indicata la modalità di pagamento che si è scelta e l’entità del premio. Fatta la proposta di polizza, bisogna attendere che la compagnia assicurativa l’accetti. Tra gli incartamenti, sarà presente anche un questionario circa le condizioni di salute del contraente, le sue abitudini, le attività professionali e sportive. Accade molto spesso che la compagnia assicurativa richieda preventivamente all’assicurato di sottoporsi ad una visita medica.

Come funziona una polizza vita

La persona che contrae la polizza, versa un premio, solitamente annuale, all’assicurazione. L’ammontare del premio può variare in base alle prestazioni che sono state richieste, alla durata della polizza e al capitale, all’età dell’assicurato, alle sue abitudini di vita e, soprattutto, in base alle sue condizioni di salute. Il capitale, o rendita, invece, è l’importo che la compagnia assicurativa si impegna a versare nel caso in cui si verifichino determinate condizioni. L’unica differenza tra capitale e rendita è che il primo verrà percepito dal beneficiario alla fine del contratto e tutto in un’unica soluzione; la rendita, invece, è come se fosse una sorta di vitalizio che viene corrisposto per quel determinato periodo di tempo previsto dal contratto.

Varie tipologie di polizze vita

Esistono diverse tipologie di polizze. La più conosciuta è quella caso morte, che assicura ai propri familiari un capitale che verrà corrisposto per un determinato periodo di tempo in caso di morte del soggetto assicurato. Le polizze caso vita, invece, vengono spesso associate ad una pensione integrativa e vanno a coprire i rischi che si corrono vivendo. Il premio messo da parte può essere riscosso o immediatamente o in differita, quindi successivamente. Infine, le polizze miste assicurano un capitale agli individui in entrambi i casi descritti prima.

Stampa flexografica: la miglior soluzione per stampare etichette flessibili

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Il packaging è uno dei settori che negli ultimi anni sono cresciuti di più. L’incremento nel 2016 è stato del 6,6% secondo quanto riferito dal presidente di Ucima (l’unione dei costruttori italiani di macchine automatiche) a Il Sole 24 Ore. La crescita esponenziale dell’e-commerce porta con sé un rinnovato bisogno di imballaggi e packaging, che sempre di più si distingueranno anche come strumento di marketing. Non è escluso però il mercato agroalimentare o quello della GDO: tutti hanno bisogno di confezionamenti con una stampa di qualità.

Tra questi rientrano, ad esempio, imballaggi ed etichette flessibili: adatti in particolar modo per gli alimenti (non rilasciano umidità e resistono bene anche alle basse temperature), che però hanno bisogno di tecniche di stampa adeguate. Le shrink labels (o sleeves) rappresentano l’ultima frontiera del packaging alimentare industriale: ormai non vengono utilizzate solo per etichettare barattoli e confezioni, ma anche nella realizzazione di film protettivi richiudibili e altre soluzioni ecologiche.

 

Ma come stampare su di esse? La soluzione migliore è la flexografia: con i suoi cliché di gomma o fotopolimero, la stampa flessografica riesce a stampare con grande precisione anche sulle superfici plastiche e flessibili. Si tratta di una tecnica nata proprio per gli imballaggi industriali, che però ha saputo evolvere negli anni divenendo un punto di riferimento in quanto a qualità e precisione.

Perché scegliere di stampare le proprie etichette flessibili utilizzando un impianto flexografico? In primo luogo, per la qualità: la resa cromatica della stampa flexo su una superficie flessibile è davvero elevata. Il secondo elemento a favore di questa tecnica è il costo: un impianto flexografico ha una grande resa produttiva e un costo, per tirature elevate, concorrenziale rispetto, ad esempio, alla stampa offset. Questo la rende la scelta preferenziale per i packaging industriali, che necessitano di grandi quantitativi in tempi ridotti ad un buon prezzo.

Interessi conto deposito: come cogliere il momento giusto

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Cogliere il momento giusto per aprire un conto deposito vuol dire individuare i tassi di interesse più convenienti. Essi, come noto, vengono determinati in funzione di numerose variabili, non ultime le politiche economiche stabilite dalle banche centrali. In generale, si può sostenere che l’apertura di un conto deposito sia una scelta ottimale per chi desidera una forma di risparmio non pericolosa: un investimento redditizio che, pur non promettendo cifre astronomiche, dà la certezza di poter ottenere un guadagno concreto. Certo, se si opta per un conto vincolato si è costretti a evitare prelievi fino a quando il vincolo non scade, il che potrebbe rappresentare una controindicazione molto importante in caso di emergenza o di spese impreviste.

Quali sono i tassi di interesse migliori?

Grazie a internet è semplice e veloce effettuare un confronto tra le proposte dei diversi istituti di credito e conoscere gli interessi di conto esagon e quelli delle altre banche. Attualmente, i tassi a disposizione nel nostro Paese vanno da un minimo di 0,75% a un massimo del 3.15%: nel primo caso, con un vincolo di 1 anno per 10mila euro ci si ritrova con 75 euro in più dopo 12 mesi, mentre nel secondo caso, ipotizzando sempre lo stesso vincolo e lo stesso importo, il guadagno è di 315 euro. In genere i conti deposito sono soluzioni a zero spese, eccezion fatta per l’imposta di bollo che è obbligatoria per legge, ma ci sono alcune banche che annullano anche questa spesa (nel senso che sono gli stessi istituti di credito a farsene carico, sollevando i propri clienti dall’onere).

Dopo la crisi

Vale la pena di notare che fino a qualche anno fa i tassi di interesse applicati su ogni conto deposito erano molto più alti: tuttavia le conseguenze della crisi economica internazionale si sono fatte sentire anche in questo ambito, e il risultato è stato un abbassamento dei tassi, con minori guadagni. Non bisogna preoccuparsi, comunque, se si è già aperto un conto deposito: i tassi, infatti, non possono essere cambiati in corso d’opera. Se al momento non si riesce ad andare al di là del 3.15% di interessi, fino a pochi anni fa si poteva raggiungere o addirittura superare il 5%: ed è probabile che, con la ripresa, si tornerà ai numeri di prima.

Investire in un conto deposito è, in qualsiasi caso, una mossa più intelligente rispetto a quella che consiste nel lasciare semplicemente nel lasciare il proprio denaro fermo in un conto corrente: non solo perché quest’ultimo ha delle spese, ma anche per evitare le conseguenze dell’inflazione e conservare il potere di acquisto lasciandolo intatto. Chi non si fida di scadenze troppo lunghe e vincoli che vanno troppo in là nel tempo, per altro, ha a disposizione anche l’opportunità di vincolare i propri soldi per pochi mesi, così da riuscire a rendere i propri risparmi produttivi senza fatica. Altro che titoli di Stato o assicurazioni sulla vita: non c’è niente di più solido di un conto deposito da gestire in totale autonomia.

Quanto costa stampare un libro: ecco le offerte più convenienti in rete

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Stampare un libro online è certamente più conveniente. In rete esistono tantissime offerte a prezzi anche stracciati, che permettono a tutti di stampare la propria opera.

Il prezzo di stampa del libro viene calcolato in funzione alle caratteristiche scelte e decise dall’autore: numero di pagine, grammatura della carta, carta, formato, stampa a colori o bianco e nero, tipologia di rilegatura e naturalmente, incide sul prezzo di stampa il numero delle copie.

Ottenere un preventivo di stampa online è facile e veloce, basta inserire le informazioni richieste nel format che compare collegandosi ad uno dei tanti siti e-commerce e poi decidere quello che riteniamo possa essere più conveniente e vantaggioso.

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Oggi sono sempre più richiesti ed utilizzati i preventivi personalizzati, ad esempio, per chi desidera realizzare un libro tutto a colori, o per chi si vuole avvalere anche dei servizi editoriali, come la correzione dei testi.

Tra le offerte che più interessano agli autori, ci sono anche quelle relative al codice ISBN e alla distribuzione o vendita nelle librerie on-line. In questo caso, oltre al preventivo di stampa, si possono ottenere anche i costi relativi alla pubblicazione.

E’ importante valutare con attenzione l’offerta, per evitare brutte sorprese. Il Fatto Quotidiano ha dedicato una guida proprio agli accorgimenti da adottare quando si stampa un libro.

Utilizzando le tecnologie digitali, la tipografia stampa il libro, ma molte aziende online sono anche in grado di occuparsi della distribuzione sui mercati sia nazionali che internazionali. Affidarsi alle offerte disponibili in rete significa anche riuscire a sostenere quei costi che sicuramente risulterebbero inaccessibili per la maggior parte degli autori, utilizzando i mezzi tradizionali.

La stampa di un libro deve essere realizzata in maniera professionale da chi è in grado di offrire soluzioni innovative di qualità al giusto prezzo, per questo è bene affidarsi a tipografie serie. Prima di accettare qualsiasi offerta, è bene informarsi, anche leggendo le recensioni degli altri utenti e utilizzare il comparatore di prezzi, quando si tratta di dover accettare il miglior preventivo a parità di servizi inclusi.

Legge di Stabilità 2017, guida alle novità

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Mentre la Legge di Stabilità 2017 sta prendendo forma piano piano, vale la pena di iniziare a conoscere le principali novità con cui avremo a che fare nei prossimi mesi. Prima di tutto occorre sapere che il testo della Legge di Stabilità sarà unificato con il testo di Bilancio, in funzione delle modifiche che sono state disciplinate dalla legge n. 163 del mese di agosto del 2016. La legge di Bilancio, quindi, includerà le disposizioni che integrano la legislazione di spesa e di entrata e in più proporrà le previsioni triennali per entrate e uscite.

La struttura del testo della legge di stabilità 2017 sarà caratterizzata da due sezioni, una normativa e una contabile. Nella sezione normativa saranno riportate le misure quantitative che si pongono lo scopo di raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica, mentre nella sezione contabile saranno comprese le previsioni di entrate e uscite in funzione di quello che potrebbe accadere dopo la manovra.

Dopo il voto di fiducia al Senato

Sul testo della Legge di Bilancio al Senato è stata posta la questione di fiducia, il che vuol dire che i senatori non hanno avuto la possibilità di presentare emendamenti. Fuori dalla manovra finanziaria, di conseguenza, sono rimasti numerosi interventi: per esempio non sarà inclusa una norma relativa alla dilazione dei contributi al Fondo di risoluzione, e non ci saranno nemmeno leggi sulle sale giochi. Inoltre, è stato escluso lo stanziamento, pari a 50 milioni di euro, per il miglioramento dell’assistenza sanitaria destinata ai bambini che, per colpa delle emissioni inquinanti dell’Ilva, si sono ammalati. Non avranno diritto a usufruire delle detrazioni previste per la ristrutturazione della casa, invece, coloro che non devono presentare la dichiarazione dei redditi perché guadagnano meno di 8mila euro all’anno.

I numeri della manovra finanziaria

Per il prossimo anno è prevista una manovra finanziaria da 27 miliardi di euro, in considerazione di un debito pubblico pari al 133.7% del Pil, di un deficit pari al 2.3% e di un Pil che nel 2017 è cresciuto dell’1%. Una delle misure più onerose dal punto di vista finanziario sarà rappresentata dal congelamento dell’aumento dell’Iva, il cui valore è nettamente superiore ai 15 miliardi di euro: almeno fino alla fine del prossimo anno non se ne parlerà. Poco più di 100 milioni costerà il cumulo gratuito dei contributi per le pensioni, mentre il bonus asilo nido comporterà una spesa di 144 milioni.

Ancora, il pacchetto per l’industria 4.0 avrà un costo di 20 milioni, più o meno il doppio di quello previsto per l’esonero contributivo per l’agricoltura. L’estensione della quattordicesima per le pensioni implicherà un esborso di 800 milioni, mentre per gli incentivi all’autoimprenditorialità sono stati stanziati poco meno di 50 milioni. Ancora, i contratti di solidarietà costeranno circa 15 milioni, il congedo obbligatorio per i papà 20 milioni e l’alternanza scuola lavoro per i piani formativi 27 milioni.

Addio a Equitalia

Con la Legge di Bilancio 2017 è stato confermato anche l’addio a Equitalia; la sanatoria delle cartelle esattoriali, secondo le previsioni più rosee, dovrebbe consentire un recupero di circa 4 miliardi di euro. Confermata una nuova voluntary disclosure, da cui ci si aspettano altri 2 miliardi. Il Fondo del Servizio Sanitario Nazionale dovrebbe crescere fino a 113 miliardi, con 1 miliardo che sarà destinato al piano nazionale per i vaccini. Tra le altre novità degne di nota, la riduzione delle accise sulla birra, la tracciabilità dei prodotti sottoposti ad accisa, l’introduzione dell’imposta sul reddito di impresa, l’esenzione Irpef per i terreni agricoli, l’estensione della finestra per il credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo fino a tutto il 2020 e una lotteria per gli scontrini.